La poesia di Biagio Cepollaro

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Capitolo dodicesimo

La Lamberti va fuori al balcone alla ricerca della causa delle infiltrazioni. Da lì urla e dice che giù stanno facendo una festa sotto la pioggia, che c’è una schiuma alta e la gente ci fa il bagno dentro. Chiama qualcuno, un Condomino, ma poi rinuncia: è troppa la confusione…

Intanto Luisa si rimette al telefono. Il telefono funziona, ora. Il bar risponde.

Al bar mi risponde il Barman: Scriba è uscito, mi passa l’Avvocato. E questo qua, tutto cerimonioso, neanche ce la fa a parlare con l’affanno che ha. Dice che l’afa è sconfitta finalmente! Anzi, che l’Afa è dissolta…Dice che la pioggia sta rinfrescando l’aria…Che tutti corrono a sguazzarci dentro mentre stranamente io me ne sto a casa…Intanto non la finisce più di biascicare: tutto ora riprende a girare…Che non ci sono più vincoli né frontiere, ognuno può mostrare quanto vale…

E intanto mi sale su anche il cognato della Lamberti che indossa un accappatoio, si asciuga i capelli col mio phon, che dice fa parte del risarcimento per le infiltrazioni…

L’Avvocato continua a delirare al telefono: non ci saranno più notti d’afa…di Scriba non sa dirmi nulla…mi dice di cacciatori e predatori, dice che senza predatori la nazione sparirebbe…

Intanto la Lamberti accompagna il cognato a fare il giro delle stanze alla ricerca delle infiltrazioni. Ad un certo punto mi vedo il cognato che a gesti mi fa capire che è disposto ad accompagnarmi…Che anche lui ci tiene a ritrovare Scriba…Prima di uscire però voglio fare un tentativo col Sandri. Quello sta dormendo tutto tranquillo, dopo un po’ si sveglia e mi dice che via internet si è messo in contatto con quelli di Amburgo: la situazione non è quella che dicono alla tivvù…Che per sapere di Scriba devo cercare tale Monno, che i materiali saranno trasferiti dal Centro alla libreria…Dice che dopo le prime esplosioni ci sono stati duecento morti ma che a centinaia sono stati deportati sull’autostrada, ammassati nelle stazioni di servizio, nei motel, nei grandi garage.

Il cognato della Lamberti, un po’ seccato, mi fa cenno di andare.

Fuori, in strada, non c’è più tanta confusione, la gente stracca e ubriaca scioglie i capannelli e tutta bagnata va a casa. L’acqua schiumosa defluisce in rigagnoli, molti ubriachi pisciano contro i muri e l’acqua si fa giallognola…Anche il cognato della Lamberti si allinea contro il muro…Fuori non c’è più tanta confusione ma immagino che dall’acqua bassa possa spuntare, da un momento all’altro, una pinna di squalo. La strada è una palude puzzolente, non riconosco più niente, dove sono i negozi, il panettiere, dov’è il macellaio, dov’è la cartoleria…La strada è tutta un fetido letto di fiume. Fiume giallognolo e torbido che non si vedono i piedi mentre s’inciampa su bottiglie vuote e lattine accartocciate.

Corre lo squalo e s’infila nella grande fessura di una saracinesca sventrata, è il negozio del fruttivendolo; poi passa fulmineo in quello del macellaio e poi entra nel supermercato: luci accese, un metro d’acqua e la pinna tra i carrelli.

Al bar l’Avvocato ha la testa sul tavolo e dorme.

Lo sveglio a fatica mentre il cognato ordina da bere.

L’Avvocato sembra riprendersi, mi riconosce, mi rassicura; dice che forse ha visto Scriba, davanti al bar e in ogni caso, addossato al muro, c’è l’involucro di cartone della bicicletta…L’Avvocato mi tiene per un braccio mentre entrano il Concessionario e il Sarto; il Sarto non si regge in piedi e va a distendersi lungo sul tavolo.

L’Avvocato scosta la testa del Sarto e riprende a parlare, dice che il programma della Notte dei Botti era da tempo stilato, che vanno distrutte finalmente le malefiche. Quali malefiche, gli chiedo, le malefiche cinque rendite, dice e si alza in piedi di scatto. Le malefiche spariranno in un grande incendio, neanche la cenere resterà…Le malefiche saranno spazzate via dal fuoco e dall’acqua, dall’aria e dalla terra: tutti gli elementi si rivolgeranno contro le malefiche e le annienteranno…Le malefiche cinque, le malefiche cinque rendite…

Il Sarto apre gli occhi che fulmineo il Concessionario gli richiude e gli sussurra alle orecchie: il regalo…ti è piaciuto, eh? L’Avvocato, sempre in piedi, enumera allargando le braccia pericolosamente intorno a sé: il mostro ha cinque teste, dice. La prima è quella che dissipa i soldi dello Stato; la seconda quella che sputa a destra e a manca assistenza inutile; la terza è quella che ingoia la burocrazia; la quarta è quella che da sola vuole papparsi tutta la torta; la quinta è quella che vuole che tutto rimani com’è. E’ quest’ultima, signora, la più insidiosa: chi non ha danzato in questa meravigliosa notte? Lo scopra…Lei in cuor suo ha gioito, immagino…

Il Concessionario interviene e dice che la notte ha portato per tutti un regalo, anche per il Sarto e così dicendo, lo sospinge fino a farlo crollare per terra: il sarto batte con la nuca e non si muove più…Il cognato chiede al Barman se ha un vestito, che con l’accappatoio comincia a far freddo…Il Barman gli annuncia che nel retrobottega, oltre al vestito, c’è anche un regalo che gli spetta e così si allontanano e scompaiono.

Luisa lascia l’Avvocato e i suoi mostri e cerca il telefono.

Il Sandri è sveglio, sono arrivate notizie.

Qualcuno ha ritrovato l’auto di Scriba nei pressi dell’autogrill al km 154. I primi Accertamenti hanno provocato venti morti ma tutti in una zona presumibilmente lontana da quella dove dovrebbe trovarsi Scriba. Sandri conferma anche l’ipotesi dei Resistenti ma non si conosce né il numero né l’esatta posizione. Luisa deve comunque far riferimento a tale Singa per le notizie.

Quando torna al tavolo, il Sarto è ancora immobile per terra.

L’Avvocato che per tutto il tempo della telefonata aveva parlato da solo, ora l’aggancia con lo sguardo e vorrebbe riprendere a parlarle ma arrivano il cognato della Lamberti e il Barman. E’ il Barman ora a prenderla per un braccio e con faccia cattiva le ricorda la storia delle infiltrazioni. Che lei e Scriba che sembrano così a modo in realtà si stanno comportando come criminali nei confronti di una povera pensionata. Che la signora Lamberti non può rimetterci di tasca sua, che le infiltrazioni vengono dal loro appartamento e quindi il danno devono rimborsarlo loro e solo loro.

A questo punto l’Avvocato si fa conciliante: dice che ognuno quella notte la vive a modo suo…C’è una felicità interiore che non si esprime all’esterno, un’intima commozione che non giunge ad articolarsi, un fremito e un gaudio…Ciò che per anni dormiva tiepido nel cuore come una domanda neanche formulata, per timore, per pudore, può finalmente esplodere ma come quelle bombe che trattengono il calore e le fiamme, come quelle bombe altamente spirituali, interiori, appunto. E non tutti possono danzare così apertamente e immergersi nella fiumana, dioniso non è per tutti…Non tutti, si rivolge verso il Concessionario, possono capire il regalo…Il cognato, toccandosi la patta, annuisce e sorride beato…

Certo, aggiunge l’Avvocato, un conto è la ritrosia e una invincibile riservatezza, un’interiorizzazione della gioia, e un altro conto è l’opposizione, la negazione, l’aperta rivolta all’ineluttabile delle trasformazioni; solo con costoro, figli del mostro a cinque teste, saranno legittime le misure più severe, forse anche cruente…Il benessere generale, infatti, è al di sopra di ogni cosa: se vi sono sacrifici da fare, se v’è da rinunciare a qualcosa, se insomma non si può che stringere la cinghia…Tutto questo va fatto, eccome! Il benessere generale, d’altra parte, non è naturalmente compreso da tutti: di qui la necessità della coercizione…Ma la Notte dei Botti si annuncia forse come una coercizione? Anche coloro che non possono veramente capire il senso del benessere generale, se si saranno immersi nella fiumana, se avranno accolto il Grande Scroscio, anche così, senza molta consapevolezza, saranno salvati. Ci si può rendere compatibili anche se non si è d’accordo…Ci si può concertare anche se, per così dire, si suonano diversi strumenti…

Il cognato della signora Lamberti non è soddisfatto…Il cognato della Lamberti vuole trovare Scriba e farlo pagare fino all’ultimo centesimo, si fosse anche nascosto in capo al mondo…Ora il cognato della Lamberti la prende per i capelli e la trascina fuori dal bar. Luisa rivede la pinna dello squalo mentre il cognato si affianca a lei senza parlare.

La Lamberti, lo squalo, l’Avvocato, i predatori: è la lingua della Notte dei Botti…Luisa ripensa alle riunioni di condominio, alla storia delle infiltrazioni cominciate un anno prima, alle petizioni contro il Centro che volevano che firmasse… Da un anno le riunioni di condominio si erano animate: si prendevano continuamente decisioni. Sulla morosità degli immigrati ammassati nei sottotetti, sull’ascensore che quelli dei piani bassi non volevano, sulle quote del riscaldamento…Ma da un anno c’era una strana euforia tra i condomini: sentivano di avere i ragazzi del Centro in pugno…Non insistevano neanche più perché lei firmasse le petizioni. Si sentivano abbastanza forti da fare a meno di lei e di suo marito…Non li salutavano neanche più…

La signora Lamberti è riuscita ad organizzare un Comitato che raccoglie molti Condomini del quartiere. Una firma in più, una firma in meno non fa differenza. La Lamberti sta organizzando anche un Corteo. E’ per questo che il cognato può usare il suo phon senza chiederle il permesso. E’ per questo che può afferrarla per i capelli e poi, come se niente fosse, continuare a camminare con lei…

La Notte dei Botti ha travolto il meccanismo e ne ha attivato un altro… Anche nella vita del condominio si è rotto il meccanismo.

 

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Capitolo tredicesimo

Neanche il Nocetti sfugge alla resa dei conti della Notte dei Botti…Altro che prodigiose facoltà, altro che tagliare il filo dell’orizzonte: questi sono solo i sogni di Tirabuoni!

Nocetti era stato sorpreso dalla Notte dei Botti sul più bello e ne sapeva poco di tutta la faccenda: era col Giorgio in un night e si era appartato con una puttana. Tutto qui. E poi col fuggi fuggi dei botti anche lui sull’autostrada…Ora è nell’ingorgo con gli elicotteri che vanno su e giù. A lui non gli riesce quello che è riuscito a Monno e Nanna che sono sgusciati via dalla stazione di servizio e ormai hanno raggiunto l’autogrill al km 154…Lui è rimasto bloccato nell’ingorgo. Bloccato che non si può più muovere, che non riesce neanche a scendere dall’auto… Il Giorgio, più magro, è strisciato fuori ed è andato avanti a vedere che cazzo è successo. E anche lì la solita menata degli Accertamenti: tutti nelle auto che arrivano le pattuglie…E intanto sono ore che stanno lì fermi.

Qualcuno si distende sul cofano dell’auto, qualcuno scalcia, ogni tanto scoppia una rissa perché quello davanti tiene acceso il diesel e appuzza l’aria…Ecco dove è inchiavicato il Nocetti! Altro che volare a cavallo di un’asta di ombrellone! Altro che ragazza con l’asciugamano! La Notte dei Botti gli è arrivata in testa come una mazzata.

Certo lui si dà le arie, dice che conosce personalmente il Presidente dell’Associazione, che ‘sta storia della Notte dei Botti la sapeva già…’ Ma a queste fregnacce può credere solo Giorgio perché è uno sbarbato. Ora nell’auto vorrebbe schiacciare un pisolino ma non può perché è incazzato col Giorgio che non torna. Il Giorgio poi ha ancora la ferita sullo zigomo…E ci credo… nel night va a sfottere la fighetta del Tizio, ancheggia, occhieggia…e il Tizio s’incazza di brutto…Se non fosse stato per i botti, per il casino del fuggi fuggi, il Giorgio a quest’ora era steso e stecchito…

E’ qui che si vede la differenza tra un dirigente e un autista! L’altra sbarba non è mica per la grana che si è avvicinata a me…è un fatto di fiuto, l’ha fiutato il pisello giusto, che si poteva fidare…La Sbarba, una gialla, una robina piccola piccola ma col culo a tamburo, viene a sedersi vicino a me…e come si è seduta, la troia!

E sì che c’è differenza tra un dirigente e un autista anche se il camion se l’è comprato, resta sempre una testa di minchia!

Il Giorgio ne aggancia una finalmente e sembra proprio che…ma lui comincia a tirarla per le lunghe…parla…parla…e intanto la mia Sbarba si faceva tastare, ordinava da bere, e si faceva tastare tanto che me ne venivo lì…Poi l’ho invitata a ballare anche per sentirmela addosso…una donna è come una giacca, la devi indossare per vedere se va bene, per sapere se è aderente, se ti sta larga o stretta…

E dalla pista il Nocetti aveva visto con la coda dell’occhio che il Giorgio continuava a parlare, le mani tutte e due sul tavolo, la vodka che andava e veniva, il Giorgio che stava ad ascoltare…La ragazza di certo stava a sbobinare tutta la manfrina, a cosce chiuse, tutto sbobinava: che veniva da lontano…tutto sbobinava e ordinava sbobba…

La Gialla nel ballo si comporta proprio bene, a parlare non parla, ogni tanto sorride e mi respira forte nell’orecchio, si attacca, quasi si appende, fa la gatta, fa le fusa, mi fonde il cervello ‘sta piccola stronza! E però se anche ci scappa il milioncino, dico, per questa robina qui, ne vale la pena…

E ne è valsa la pena: peccato che quando sono scoppiati ‘sti botti della madonna stavamo nel separè che appunto stiamo dicendo: ‘facciamone un’altra per bene ma in una camera vera’, che succede il finimondo!

Poi torno dal separè che non capivo niente perché di nuovo mi si era indurito tutto e trovo il Giorgio che, mollata la sbobinatrice, vuole rifarsi con la figa di Tizio: un macello! E tutto in pochi secondi, neanche il tempo di intervenire, di chiamarlo quel gran pirla del Giorgio che era già tutta una ferita sulla faccia che non si vedevano più neanche gli occhi…Il Giorgio voleva rifarsi e per poco ci restava secco. Il Giorgio non sarà mai un dirigente: non ha la stoffa, non sa valutare le situazioni, non sa misurare le forze in campo, agisce alla cieca, si fa infinocchiare dalla prima stronza che passa, il Giorgio è proprio un pirla!

E così mentre stavano per arrivare quelli della Sicurezza scoppiano i botti: cos’è cosa non è, una bomba, autobomba, caldaia o che cazzo, tutte le fighe dai separè e tutti i coglioni cominciano a spingere che vogliono uscire. Il Giorgio capisce a volo questa volta, si alza di scatto che non gli fa impressione più il colpo e comincia a spingere anche lui, tutto sporco di sangue com’è…

Ad ogni buon conto, al Giorgio, una volta glielo dissi chiaro: guarda che qui conta solo la fica, il resto è tutto un equivoco…Questo il Giorgio l’ha capito ma non sa ancora metterlo in pratica. Ad ogni buon conto la ferita sullo zigomo non era nulla di veramente grave, non ci voleva neanche un punto, era stato tutto spavento e basta. E così, fuori dal locale, il tempo di fare cinquecento metri, che già ci hanno costretto ad incolonnarci e ad entrare nell’autostrada. Poi la notte piombata bella e precisa nella testa: un po’ il bere, un po’ la scopata, un po’ lo spavento, riprendiamo conoscenza che sono le otto del mattino. E qui ancora tutti fermi che non si procede, motori spenti, nelle macchine a dormire. Poi mi piomba invece il Tirabuoni, verso mezzogiorno, ma lì lo stacco del cellulare è preciso…E ora il Giorgio in giro a chiedere perché non succede nulla qua.

Il Giorgio un po’ mi fa pena: ieri invece di concludere con la stronza ha beccato il pugno del Tizio, oggi è sempre fuori a chiedere, mi fa pena perché ha una grossa paura, paura per il camion, per quello che può succedere. Mi fa pena perché lui non diventerà mai nessuno…E’ già vecchio, già me lo vedo invecchiare, senza dire una parola, uno schiacciato sin dall’inizio…Il Giorgio, devo proprio convincermi, il Giorgio è una nullità…E io sto a perdere il mio tempo. E’ degno del Tirabuoni, ecco.

 

Si, ma prima, prima di staccare il cellulare, il Nocetti una cosa buona l’aveva fatta. L’Associazione era stata avvertita…Cioè: l’Associazione gli aveva riferito, su sua telefonica richiesta, le decisione prese. Si, durante la Notte dei Botti, era ufficiale ormai, c’era stato un bel casino. C’era scappato pure qualche morto. Il Presidente, dicevano, lo aveva pubblicamente ammesso, tra i soci riuniti. Ma bisognava sdrammatizzare.

Il Documento di Adesione alla Notte dei Botti era già pronto. Il Documento dell’Associazione. Già pronto? Il Nocetti s’incazza. Col Segretario che gli dice filo per segno che è stato già dato alla Stampa. Che arriva troppo tardi.

Giorgio non torna più. Tutti fermi nella fila fottuta. Con gli elicotteri che vanno su e giù con l’acqua…

Il Segretario dell’Associazione, filo per segno, che: Primo: doveva succedere una cosa del genere prima o poi…che poteva anche non essere una cosa così rumorosa ma era andata così e ormai…Secondo: che l’Associazione era preparata da almeno un anno a questa evenienza…accordi anche internazionali erano stati stipulati negli ultimi tre mesi…che anche in Borsa circolavano voci e che, in un certo senso, la cosa era stata già assorbita e superata…Terzo: che presto tutti avrebbero saputo dai giornali, compreso lui, il Nocetti…Documento dell’Associazione esauriente e definitivo…Accordi preventivi, negli ultimi due mesi, con cinque giornalisti e con due direttori anche di testate televisive…Dunque: statti buono Nocetti e non ci pensare più che noi ci abbiamo già pensato. Piuttosto cerca di tornare in sede perché c’è del lavoro da fare!

Gli elicotteri su e giù. Cominciano a scendere dalle auto, provano a scendere giù dalle scarpate, scavalcano i guardrail. Non aspettiamo mica gli Accertamenti! Che cazzo di Accertamenti vuoi aspettare? Gli elicotteri su e giù a far casino. Che si fa? Il Giorgio non torna e magari è sceso anche lui per la scarpata e mi ha mollato qua. Bel ringraziamento per averlo raccolto. Allora lo sfigato è pure stronzo? Il Nocetti scende e si avvia verso il guardrail.

Un elicottero scende a bassa quota che quasi si ferma sul tetto di un’auto. Escono dall’auto e si gettano rotolando lungo la scarpata. Altri, scivolando, si ficcano sotto le auto e urlano, urlano senza voce. Nocetti salta giù, rotola, rialza la testa che gli sanguina quando è in fondo alla scarpata, bestemmia. L’elicottero va, si arrampicano su per la scarpata, senza scarpe, pantaloni a brandelli, feriti.

La gente esce tutta allo scoperto, niente paura, era solo che il pilota dell’elicottero voleva divertirsi un po’, bisogna capirli, su e giù, carica acqua, scarica acqua, alla fine è proprio una rottura di balle e così fanno un po’ di giostra. E poi a loro modo festeggiano la Notte dei Botti…

Ora che si muovano un po’! Ancora fermi! Non è detto che il Documento sia davvero pronto: mica sto a quello che dice la checca del Segretario. Mi vuole fregare, lo stronzo. Ma cosa crede, di avere a che fare col Tirabuoni? Si può ancora intervenire, una virgola, un punto, un aggettivo. Qualcosa. Dopo la Notte dei Botti non è detto mica che il Presidente sia ancora quello lì…il Presidente…E anche il Segretario, mica è detto che. Mi avrà raccontato balle e magari lo hanno già fatto fuori, lo stronzo. Il Giorgio, il Giorgio…Ormai il Giorgio non torna più.

Giorgio non torna più perché cazzeggia ai bordi della scarpata. Gli ha preso di brutto lo spavento per gli elicotteri ed è rimasto lì.

Nocetti pensa che per la storia del Documento di Adesione la partita è persa: la Notte dei Botti gli è passata sopra la testa…Sopra la testa come i satelliti di Scriba che sogna i cavalli.

Scriba all’inizio non riesce proprio a sognarli i Resistenti…Deve accontentarsi dei cavalli…Centinaia di zoccoli sui selciati, nitriti, impennate…Ma anche da sveglio Scriba non saprebbe immaginarli, i Resistenti…Centinaia di cavalli che saltano le barriere dei pedaggi dell’autostrada…Centinaia di cavalli che imboccano la tangenziale occupando tutte le corsie…Un solo manto nero che si muove, freme, prorompe ad ondate…Centinaia di cavalli sui binari della metropolitana, sulle banchine, nelle carrozze…

Ma poi nel sogno di Scriba appaiono i primi cavalieri…Cavalieri a piedi nudi, in piedi, sui cavalli…Centinaia di cavalieri che fanno acrobazie, che saltano da un cavallo all’ altro…Cavalli e cavalieri che invadono le strade e le piazze della città disegnando festose figure…Piramidi di cavalieri alte quanto gli edifici…E’ la prima vera sfida alla Notte dei Botti…

 

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